bloud nasce dal vuoto, di quel vuoto si nutre e in quel vuoto spera di rimbombare

Lo stadio Olimpico è già tutta una festa quando lo speaker annuncia l’esecuzione dell’inno e dagli spalti si innalza  un coro di fischi che in un attimo scatena il panico.

Il microfono non arriva. Gli onorevoli volti inquadrati nelle tribune impallidiscono. Il commentatore  si affretta a tranquillizzare il pubblico a casa: si tratta solo di qualche fischio “sicuramente da stigmatizzare”. Arisa fa del suo meglio per sovrastare  il rumore dei fischi e porta a termine il suo compito. Schifani nel dopo partita si sconvolge e tira in ballo morti ed ideali.

Si danno  tutti decisamente un gran da fare per educarci a scandalizzarsi in coro. I fischi all’inno si trasformano immediatamente in fischi offensivi e antinazionalistici di una piccola minoranza radicale. E, come da copione, mentre la televisione minimizza e distrae, la politica impallidisce e fa finta di non capire. Scomoda storia e ideali astratti, si indigna e ci fa indignare. Tutto, piuttosto che ammettere il fatto che quei fischi sono tutti concretamente rivolti proprio a lei, ad una classe dirigente sempre più inadeguata e più sorda alle nostre contestazioni. E così lo Schifani di turno scomoda sacrifici e solidarietà, si sconvolge istituzionalmente e ignora il centro della questione. Si affretta  a condannare e criminalizzare di riflesso ogni gesto che abbia il potenziale di trasformare ogni brusio di malcontento in un coro di rabbia forte e condiviso.

C’è una linea ben definita che divide terrorismo e incazzatura, estremismo e rabbia. E’ una linea che la politica e le istituzioni tendono ad ignorare e che l’opinione pubblica non sa ben distinguere, ma che esiste e  può influenzare pesantemente il futuro del nostro Paese. Benvengano i fischi all’inno. Benvengano tutti i gesti che hanno il potere di sbattere in faccia alla nostra classe dirigente un malcontento che viene ostinatamente ignorato.

 
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